La Rivista online del comprensorio del Mondolè

venerdì 14 novembre 2008

Eluana e Hannah due storie differenti... ma uguali

Vi sono delle notizie che chi fa il nostro mestiere non vorrebbe mai scrivere, e nemmeno commentare, perchè sono quelle notizie che quando le apprendi ti lasciano per un attimo come stordito, quasi non riesci a capacitarti come possa succedere una cosa simile, che ad una bambina di 13 anni non le sia concesso dal destino o da chi altro di crescere e di avere una vita normale come milioni di sue coetanee.
Poi mentre ti stai interrogando quanto sia lecito sfrugugliare ed argomentare sulla vita e sulle pene altrui, ti arriva un'agenzia che batte testualmente " ELUANA PUO' MORIRE ! " e allora in quel momento capisci che quello che da lì a poco scriverai potrà essere una ulteriore testimonianza per quanti credono che la vita sia un bene irrinunciabile e per questo ti senti autorizzato a farlo.
Nel caso di Eluana due erano le tesi portate avanti: la prima è quella che nel caso di Eluana non si sta sopprimendo una vita umana, ma al contrario se ne sta riconoscendo la sua dignità; la seconda è quella che " l'adesso può morire " non può essere salutato come una vittoria dello stato di diritto in quanto quella della morte e della vita è una realtà più grande delle nostre capacità di comprensione ed è sempre e comunque un dono ricevuto da Dio, quindi non sta all'uomo decidere quando un altro essere umano possa o meno morire.
La Corte di Cassazione ha sentenziato che Eluana può morire e così facendo, contravvenendo alle leggi attualmente in vigore, è come se avesse introdotto in Italia il diritto all'eutanasia, perchè togliere alimentazione e idratazione a un essere umano ancora in vita equivale a ucciderlo e quindi a commettere un omicidio che nella fattispecie diventa un " omicidio di Stato ".
Si può comprendere lo strazio della famiglia, ma senz'altro la famiglia se lo volesse non troverebbe alcuna difficoltà a trovare una struttura in cui Eluana possa essere accudita amorevolmente per il resto dei suoi giorni, cosa che del resto è stata fatta fino ad oggi da chi si è preso cura di lei.
Altra storia è quella di Hannah la ragazzina inglese che negli ultimi otto anni ha passato la maggior parte del suo tempo in ospedale ( dove ha già subito tre operazioni per l'impianto di pacemaker) per curare una leucemia ed una cardiomiopatia ( il suo cuore riesce a pompare sangue per il solo 10% della sua capacità) che sembrano non lasciarle alcuna possibilità di sopravvivenza a patto che non si sottoponga nei tempi brevi ad un trapianto di cuore che potrebbe salvarle la vita o perlomeno darle una prospettiva di vita per ulteriori 5/10 anni, mettendo però in conto che l'operazione avrà dei rischi e quindi potrebbe anche verificarsi un " limit time" di soli sei mesi.
Hannah con il conforto dei suoi genitori ha convinto i funzionari sanitari di Herefordshire ( che avevano mosso un azione legale per costringerla ad affrontare l'operazione ) a non procedere con l'ingiunzione del tribunale spiegando di voler passare il resto della sua breve vita con la sua famiglia piuttosto che sottoporsi ai rischi di un trapianto di cuore.
La ragazzina ha motivato la sua decisione con la volontà di non voler affrontare nessun'altra operazione e di voler tornare a casa, ormai stufa di stare in ospedale, per passare il tempo che le rimane ( potrebbero essere non più di sei mesi ) con la sua famiglia.
Ora la prima domanda che viene spontanea è:come si può voler morire a 13 anni ? E' una cosa inconcepibile, anche se è plausibile che Hannah per quello che ha sofferto in tutti questi anni possa aver vissuto tanto quanto un adulto di 60 anni; ma la seconda domanda che chiede una risposta è : i genitori sono coscienti di ciò che stanno assecondando?
Hanno considerato che la scienza da qui a dieci anni potrebbe trovare una soluzione per dare ad Hannah una ulteriore pospettiva di vita migliore di quella che oggi le può offrire?
La terza ed ultima domanda è la più classica delle domande: se si trattasse di vostra figlia che fareste?
E se vi trovaste di fronte ad una bambina di 13 anni che invece di rifiutare le cure mediche volesse drogarsi, prostituirsi, farsi un bel doppio piercing sulla lingua e sulle parti intime, e magari un bel paio di tette al silicone?
Vale anche in questo caso l’autodeterminazione o i genitori hanno il diritto/dovere di esercitare la patria potestà fino a quando non sarà maggiorenne?
E allora forse vale la pena di lasciare che la vita faccia il suo corso nel caso di Eluana e di dare la possibilità anche a costo di sacrifici grandissimi di far crescere la piccola donna Hannah, nella speranza che solo continuando a vivere possa trovare un giorno la gioia di tornare a sorridere.


Doubleg






6 commenti:

Marinella ha detto...

Complimenti per l'articolo... sono totalmente d'accordo.

Marinella

Mariangela ha detto...

Penso che la decisione della Corte di Cassazione sia a dir poco scandalosa!! E finiamola anche di tirare sempre in ballo la Chiesa, qui si tratta di ammazzare una persona,ho sentito alla radio che la Regione Lombardia si è rifiutata di mettere a disposizione una struttura sanitaria per il compimento dell'omicidio,hanno fatto benissimo.
Si dovrebbero rifiutare tutte le strutture sanitarie.
E' una autentica vergogna per l'Italia.

Mariangela

Giampaolo ha detto...

Seguo la sua rivista online più o meno da quando è uscita e all'inizio ero stato incuriosito dal perchè fosse nata, visto che su Pratonevoso non è che ci sia molto da dire.
Oggi le posso dire, a maggior ragione dopo l'articolo che ho appena letto, che è un piacere poter leggere quello che lei scrive e come lo scrive e che ho capito che in fondo non è Pratonevoso che ha qualcosa da dire ma è lei che ha qualcosa da dire a noi che la leggiamo.
La ringrazio e continuerò a leggerla sempre con piacere.

Giampaolo

Loredana ha detto...

sono pienamente d'accordo con Giampaolo...che mi ha tolto le parole di bocca!
Loredana

Emanuela ha detto...

Mi unisco al coro di chi mi ha preceduto, solo per aggiungere che quello che lei scrive non è mai " banale ".
Sul caso di Eluana poi la penso esattamente come lei.

Emanuela

Mirella ha detto...

Per me un genitore non può volere la morte di un figlio, capisco che anni e anni di strazio possano sfiancare umanamente e psicologicamente, ma noi esseri umani fortunatamente non siamo bestie, non siamo come le gatte che abbandonano i gattini che sanno che non potranno vivere, per noi un figlio è sangue del nostro sangue, io parlo per me ma mai e poi mai darei la morte a mia figlia..
Mirella

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